Dito a scatto
Dito a scatto: inquadramento clinico e gestione riabilitativa
Dott. Samuele Trentin, Fisioterapista, OMPT Via Marconi 3, Fontaniva (PD)
Introduzione
Il dito a scatto, o tenosinovite stenosante dei flessori, è una condizione dolorosa dell’apparato flessorio della mano caratterizzata da un blocco meccanico, intermittente o fisso, del movimento di flesso-estensione del dito. Il fenomeno origina da uno squilibrio tra il diametro del canale osteo-fibroso formato dalla puleggia A1 e il volume del tendine flessore che vi scorre all’interno. Questo testo raccoglie in forma sintetica le evidenze disponibili in letteratura riguardo a eziopatogenesi, diagnosi e trattamento conservativo, con particolare attenzione al ruolo della fisioterapia nel percorso di cura, integrata quando necessario con le procedure infiltrative e chirurgiche di competenza medica.
Il testo non sostituisce una valutazione clinica individuale. Ogni decisione terapeutica va definita caso per caso, sulla base della gravità del quadro, delle comorbidità del paziente e della risposta ai trattamenti già effettuati.
1. Anatomia funzionale del sistema flessorio delle dita
Il movimento di flessione delle dita è garantito dai tendini del flessore superficiale delle dita (FDS) e del flessore profondo delle dita (FDP), che scorrono all’interno di un canale osteo-fibroso rivestito internamente da una guaina sinoviale. Il contenimento dei tendini contro il piano osseo, necessario per trasmettere efficacemente la forza di flessione senza che il tendine si stacchi ad arco (fenomeno detto “bowstringing”), è affidato a un sistema di pulegge fibrose: cinque pulegge anulari (A1-A5) e quattro pulegge crociate (C1-C4) [1,2].
La puleggia A1, situata a livello dell’articolazione metacarpo-falangea (MCF), è la struttura più frequentemente coinvolta nella patogenesi del dito a scatto. Le pulegge A2 (a livello della falange prossimale) e A3 (a livello dell’interfalangea prossimale) sono interessate meno frequentemente [3].
Dal punto di vista istologico, la puleggia A1 presenta tre strati distinti: uno strato più esterno, ben vascolarizzato, in continuità con la guaina sinoviale dei flessori; uno strato intermedio, più spesso, composto da cellule condrocito-simili e fibre collagene disposte perpendicolarmente all’asse longitudinale del tendine; uno strato più interno, uni- o bicellulare, a diretto contatto con il tendine flessore [8]. Una architettura istologica sovrapponibile è stata descritta anche per le pulegge A2 e A5 [9,10].
Un ulteriore elemento rilevante dal punto di vista biomeccanico riguarda il tendine flessore lungo del pollice, che attraversa la puleggia A1 con un’angolazione superiore rispetto ai tendini flessori delle altre dita. Questa condizione anatomica è stata proposta come possibile spiegazione della maggiore incidenza di tenosinovite stenosante a livello del pollice [5].
2. Epidemiologia
La prevalenza del dito a scatto nella popolazione generale è stimata intorno al 2%, con un picco di incidenza nella quinta e sesta decade di vita e una netta prevalenza nel sesso femminile [4]. Il dito anulare e il pollice risultano i segmenti più frequentemente colpiti, sebbene la condizione possa interessare qualunque dito della mano [3].
Alcune condizioni sistemiche predispongono allo sviluppo della patologia: diabete mellito, artrite reumatoide, amiloidosi, gotta e patologie tiroidee sono i fattori di rischio più consistentemente riportati in letteratura [4]. Nei pazienti diabetici la prevalenza è significativamente più elevata rispetto alla popolazione generale, e il decorso clinico tende a essere meno favorevole con i trattamenti conservativi, con tassi di recidiva più alti dopo infiltrazione corticosteroidea.
Una forma distinta è rappresentata dal dito a scatto pediatrico (più frequentemente a carico del pollice, “pollice a scatto congenito”), che presenta caratteristiche eziopatogenetiche e un decorso naturale differenti rispetto alla forma dell’adulto, con una quota non trascurabile di risoluzione spontanea.
Dal punto di vista occupazionale, la letteratura associa il dito a scatto ad attività lavorative o ricreative che comportano prensione ripetuta, uso prolungato di strumenti vibranti o manuali, e carichi meccanici ripetuti a livello del palmo della mano, sebbene il nesso causale diretto tra singola attività e insorgenza della patologia resti difficile da isolare rispetto ai fattori sistemici predisponenti sopra descritti. Nella pratica clinica, la raccolta anamnestica relativa alle attività quotidiane e lavorative del paziente resta comunque un elemento utile per impostare le successive strategie di modifica dei carichi.
3. Eziopatogenesi
Il meccanismo patogenetico centrale è rappresentato dall’ispessimento e dal restringimento della puleggia A1, associati a una progressiva degenerazione della superficie fibrocartilaginea interna e a un aumento dell’attrito con il tendine sottostante. L’impingement meccanico cronico a questo livello può favorire, nel tempo, la formazione di ispessimenti nodulari a carico dei tendini flessori [1,2].
Studi molecolari hanno documentato un’alterata espressione di specifici tipi di collagene e una ridotta espressione di alcune varianti di metalloproteasi nei tessuti patologici, sebbene non sia stato individuato un chiaro legame ereditario alla base della condizione [5]. Il tendine più coinvolto nel fenomeno di attrito e blocco è il flessore superficiale delle dita, situato immediatamente al di sotto della puleggia A1, ma anche il flessore profondo può risultare interessato [3].
Un elemento biomeccanico rilevante è rappresentato dalla ripetuta frizione tra tendine e puleggia soprastante, che nel tempo può indurre la formazione di un ispessimento nodulare del tendine stesso [6]. Il segmento tendineo situato al di sotto del complesso A1-A2, definito in letteratura “watershed area”, presenta una vascolarizzazione relativamente ridotta ed è pertanto più predisposto a sviluppare alterazioni degenerative croniche [7].
Dal punto di vista istopatologico, il confronto tra pulegge A1 patologiche e pulegge sane prelevate da campioni cadaverici ha evidenziato, nei tessuti patologici, un progressivo assottigliamento e sfaldamento della superficie fibrocartilaginea avascolare interna, sostituita da una iperplasia della rete vascolare originante dallo strato più esterno e progressivamente estesa verso lo spazio sinoviale periтendineo [8]. Questo dato istologico trova un preciso corrispettivo nell’imaging ecografico, dove la puleggia patologica mostra segnali vascolari intra-parietali assenti nella puleggia sana [24].
4. Presentazione clinica
Il quadro clinico tipico è caratterizzato da dolore e/o sensazione di scatto a livello dell’articolazione metacarpo-falangea, con limitazione funzionale nelle attività di prensione [1,2]. Alla palpazione accurata del versante palmare della mano è talora identificabile un nodulo tendineo; la compressione diretta della puleggia A1 riproduce spesso la sintomatologia dolorosa.
Nei casi più avanzati il dito può bloccarsi in flessione, richiedendo una manovra passiva, dolorosa, per raggiungere l’estensione. Nelle fasi croniche, in assenza di adeguata gestione, può instaurarsi una retrazione capsulare a carico dell’articolazione metacarpo-falangea e/o interfalangea prossimale, secondaria alla ridotta mobilità globale del dito [3,4].
Classificazione clinica
Il sistema di classificazione più utilizzato nella pratica clinica è quello proposto da Quinnell, successivamente modificato da Green [15]:
- Grado 0: nessun blocco, movimento fluido.
- Grado 1: movimento irregolare, non ancora un vero blocco (pain, edema locale, lieve deficit di flesso-estensione attiva).
- Grado 2: blocco correggibile attivamente dal paziente.
- Grado 3: blocco correggibile solo passivamente.
- Grado 4: blocco fisso, non riducibile, con contrattura in flessione.
Questa classificazione, seppure semplice, resta uno strumento utile per orientare la scelta terapeutica e monitorare l’evoluzione clinica nel tempo.
5. Diagnosi
5.1 Anamnesi ed esame obiettivo
La diagnosi di dito a scatto è essenzialmente clinica, basata sull’anamnesi e sull’esame obiettivo. È opportuno indagare la presenza di condizioni sistemiche predisponenti (diabete, artrite reumatoide, patologie tiroidee), l’eventuale esposizione a movimenti ripetitivi o carichi meccanici a livello della mano, e la durata e l’andamento della sintomatologia.
L’esame obiettivo prevede l’ispezione e la palpazione sistematica del versante palmare della mano, con particolare attenzione alla regione della testa metacarpale corrispondente al dito sintomatico, sede della puleggia A1. La palpazione di un nodulo mobile durante la flesso-estensione attiva del dito, sincronizzato con il movimento tendineo, è un reperto caratteristico. La riproduzione del dolore mediante compressione diretta su questa area, e l’osservazione diretta del fenomeno di scatto durante la flesso-estensione attiva e passiva, completano la valutazione clinica di base. È inoltre opportuno valutare l’escursione articolare attiva e passiva delle diverse articolazioni del dito, la forza di prensione e l’eventuale presenza di rigidità capsulare secondaria, elementi che concorrono a definire il grado di gravità secondo la classificazione di Quinnell-Green e a orientare la scelta del programma riabilitativo.
5.2 Valutazione ecografica
L’ecografia muscoloscheletrica rappresenta oggi uno strumento diagnostico complementare rilevante, capace di fornire informazioni sulla sede dell’impingement e sulle alterazioni patologiche a carico di tendini flessori, guaina sinoviale e puleggia [11]. I reperti ecografici più comuni includono:
- Ispessimento della puleggia A1: può essere globale (interessa l’intera struttura a U rovesciata) o nodulare (interessa solo una porzione) [24]. La scansione comparativa, in piano trasversale, tra dito patologico e dito controlaterale sano è la modalità raccomandata dalle linee guida EFSUMB per la misurazione dello spessore della puleggia [23,25]. Un valore soglia diagnostico di 0,62 mm è stato proposto da Spirig et al. per differenziare un dito patologico da un dito sano, con sensibilità e specificità dell’85%, indipendentemente da età, sesso, altezza e indice di massa corporea [26].
- Ipervascolarizzazione della puleggia: visibile con tecnica color/power Doppler, coinvolge prevalentemente la porzione più superficiale della puleggia ispessita [24], in accordo con il dato istopatologico di iperplasia vascolare descritto sopra [8]. Alcuni autori suggeriscono che la presenza di segnale Doppler intra-puleggia rappresenti un indice indiretto di infiammazione locale attiva, per cui in questi casi il proseguimento della terapia conservativa, eventualmente associata a infiltrazione corticosteroidea, sarebbe preferibile rispetto a un approccio chirurgico precoce [28].
- Ispessimento nodulare o fusiforme dei tendini flessori: localizzato prossimalmente o distalmente alla puleggia patologica [11,23,24]. È stata proposta una differenza di spessore di almeno il 20% tra lato sano e lato patologico come criterio diagnostico [29]. Il tendine degenerato appare, nella scansione in asse corto, più arrotondato e più ipoecogeno rispetto al tendine sano, che appare invece più appiattito [23,24,29]; occorre prestare attenzione al possibile artefatto da anisotropia, che può simulare una falsa ipoecogenicità e va escluso inclinando delicatamente la sonda [30].
- Versamento e ipertrofia della guaina sinoviale: rilevabili con scansione trasversale e con la tecnica dell'”elevator”, ovvero lo scorrimento ampio della sonda in senso prossimo-distale [33]. In uno studio di confronto tra pazienti con dito a scatto e soggetti sani, la tenosinovite era presente nel 55% dei casi patologici e assente nei controlli [24].
- Reperti secondari: esostosi ossee, dismorfismi post-traumatici della falange, alterazioni degenerative articolari, corpi estranei [23].
La valutazione dinamica, ottenuta chiedendo al paziente di eseguire attivamente la flesso-estensione del dito durante la scansione, consente di confermare in tempo reale il fenomeno di scatto tra tendine e sistema di pulegge e di ottimizzare la visualizzazione di eventuale versamento all’interno dei recessi sinoviali [12,36].
5.3 Scale di valutazione funzionale
Oltre alla classificazione clinica di Quinnell-Green, in letteratura sono descritti diversi strumenti di valutazione funzionale utili nella pratica clinica per la diagnosi, la prognosi e il monitoraggio dei pazienti con dito a scatto:
- Scala Numerica del Dolore (NPRS) e Scala Analogica Visiva (VAS): per la quantificazione dell’intensità dolorosa. Una differenza minima clinicamente importante (MCID) di 2 punti sulla VAS è stata definita per valutare un miglioramento clinicamente significativo dopo trattamento conservativo del dito a scatto [16].
- Michigan Hand Outcomes Questionnaire (MHQ): questionario composto da 37 item raggruppati in sei domini (funzione, aspetto estetico, lavoro, dolore, soddisfazione, attività della vita quotidiana). La MCID per il trattamento non chirurgico del dito a scatto è stata quantificata in 15 punti [16].
- Dinamometria della forza di presa: la American Society of Hand Therapists raccomanda l’utilizzo del dinamometro idraulico Jamar®, strumento con buona affidabilità interoperatore e test-retest [17].
- Test di destrezza manuale: Functional Dexterity Test (FDT) e Purdue Pegboard Test (PPT), entrambi in grado di discriminare tra soggetti con e senza dito a scatto; solo il PPT ha mostrato una correlazione statisticamente significativa con il grado clinico di gravità [18,19].
- Questionario DASH (Disabilities of the Arm, Shoulder and Hand): valuta la disabilità percepita nelle attività della vita quotidiana correlate all’arto superiore, con punteggio da 0 (nessuna limitazione) a 100 (disabilità massima). È in grado di distinguere tra pazienti con dito a scatto e controlli sani, e tra gradi clinici lievi e severi [20,21].
L’insieme di questi strumenti consente una valutazione multidimensionale, che non si limita alla sola sintomatologia dolorosa ma prende in considerazione anche gli aspetti funzionali della patologia, elemento centrale nella pianificazione e nel monitoraggio del percorso riabilitativo [22].
5.4 Diagnosi differenziale
Nella valutazione del paziente con dolore e limitazione funzionale a carico delle dita occorre considerare, in diagnosi differenziale, altre condizioni quali l’artrosi delle articolazioni interfalangee e metacarpo-falangee, la sinovite reumatoide, la malattia di Dupuytren, le lesioni parziali del tendine flessore, le cisti gangliari intratendinee, gli esiti post-traumatici e le compressioni nervose periferiche a livello del canale carpale, che possono presentarsi con sintomatologia parzialmente sovrapponibile.
6. Trattamento conservativo
Il trattamento di prima linea del dito a scatto lieve-moderato è di tipo conservativo, e prevede la modifica delle attività quotidiane che comportano prensione, flessione ripetuta o carico meccanico ripetitivo a carico della mano interessata [15].
6.0 Educazione del paziente e gestione dei carichi
La componente educativa rappresenta un elemento preliminare a qualunque intervento manuale o strumentale. Informare il paziente sulla natura meccanica della condizione, sul ruolo dell’impingement ripetuto tra tendine e puleggia nella genesi e nel mantenimento della sintomatologia, e sulle tempistiche realistiche di recupero, contribuisce ad aumentare l’aderenza al programma terapeutico. La modifica temporanea delle attività che comportano prensione prolungata, uso di strumenti vibranti o carichi ripetuti sul palmo della mano va discussa in modo specifico con il paziente, tenendo conto delle esigenze lavorative e domestiche individuali, senza necessariamente imporre un’astensione completa dall’attività, spesso non praticabile né necessaria.
6.1 Terapia manuale
Gli elementi cardine della gestione manuale comprendono il massaggio dei tendini flessori e della muscolatura dell’avambraccio, finalizzato a ridurre le contratture dolorose, e la mobilizzazione passiva dei tendini flessori e delle capsule articolari coinvolte [37].
Salim et al., in uno studio di confronto tra fisioterapia e infiltrazione corticosteroidea condotto su 74 pazienti con dito a scatto lieve, hanno documentato un ruolo rilevante della terapia manuale (massaggio) e degli esercizi di stretching soprattutto nella prevenzione delle recidive, sebbene l’infiltrazione garantisse tassi di risoluzione più rapidi nel breve termine [40].
Un contributo più recente, di Iordache et al. (2023), ha confrontato in uno studio pilota randomizzato la fisioterapia tradizionale (mobilizzazione articolare, stretching eccentrico, esercizi domiciliari) con la manipolazione fasciale in 34 pazienti con dito a scatto lieve-moderato, documentando in entrambi i gruppi un miglioramento della VAS e del Quick-DASH a 6 mesi di follow-up [42].
6.2 Esercizio terapeutico
Gli esercizi di scorrimento tendineo (tendon gliding) rappresentano un elemento centrale del programma conservativo [38]. Tra questi, l’esercizio “hook fist” (pugno ad amo) consente uno scorrimento differenziale tra tendine flessore superficiale e profondo, quantificabile in circa 10-11 mm, riducendo il sovraccarico meccanico sulla puleggia A1 [37]. L’esercizio prevede il mantenimento dell’estensione completa dell’articolazione metacarpo-falangea con flessione delle sole interfalangee, a “uncino”: questa posizione favorisce la circolazione del liquido sinoviale all’interno della guaina tendinea, il rimodellamento del tessuto cicatriziale eventualmente presente tra i due tendini flessori e il drenaggio linfatico e vascolare dei tessuti molli congesti [37,38]. È importante che il paziente raggiunga una estensione completa del dito durante l’esecuzione dell’esercizio, al fine di evitare l’accorciamento capsulare dell’interfalangea prossimale e massimizzare contemporaneamente lo scorrimento tendineo [37].
Un secondo esercizio utilizzato è il “place and hold” in pugno completo: il dito interessato viene flesso passivamente con l’ausilio della mano controlaterale fino a raggiungere la posizione di pugno completo, mantenuta per 5-10 secondi, per poi essere riaperto passivamente [39]. Questo tipo di esercizio consente il mantenimento della flessione dell’articolazione metacarpo-falangea senza sovraccaricare meccanicamente la puleggia A1.
Nella popolazione pediatrica, un programma di esercizi passivi della mano e delle dita è stato descritto come approccio conservativo efficace nella gestione del pollice a scatto congenito, con follow-up a 4 anni condotto su 30 pazienti (34 pollici); i casi bilaterali e i quadri di grado 3 alla presentazione iniziale hanno mostrato esiti meno favorevoli rispetto agli altri [41].
In generale, gli esercizi di scorrimento tendineo e di stretching vanno considerati strumenti utili per la preservazione della funzione del dito interessato, non come intervento risolutivo isolato per la gestione della fase acuta dolorosa e del blocco articolare [37].
6.3 Ortesi (splinting)
L’utilizzo di un tutore che immobilizzi selettivamente una singola articolazione del dito rappresenta un’opzione terapeutica consolidata, sostenuta da un livello di evidenza moderato. Il razionale biomeccanico consiste nella riduzione del movimento del tendine flessore e della conseguente frizione ripetuta con la puleggia soprastante.
Una revisione sistematica pubblicata nel 2018 ha documentato tassi di successo, secondo il resoconto del paziente, compresi tra il 47% e il 93%, con effect size da moderati a ampi per la riduzione del dolore [2,5]. Una successiva revisione sistematica di Leong et al. (2023) ha confermato l’efficacia delle diverse tipologie di ortesi (blocco dell’articolazione metacarpo-falangea, interfalangea prossimale o distale) nella gestione non chirurgica del dito a scatto, sia in età adulta sia in età pediatrica [43].
Nella pratica clinica, il blocco selettivo delle diverse articolazioni del dito interessato viene talora simulato manualmente prima della prescrizione dell’ortesi, al fine di identificare quale tipologia di blocco riduce maggiormente il fenomeno dello scatto con il minor disagio per il paziente.
Blocco dell’articolazione metacarpo-falangea (MCF): può essere realizzato in posizione neutra (0°) oppure con 10-15° di flessione, mediante ortesi su misura. Colbourn et al. (2008), su una serie di 28 pazienti trattati con tutore di blocco della MCF a 10-15° di flessione per un periodo di 6-10 settimane, hanno riportato esiti favorevoli nel 93% dei casi [44]. Una linea guida di consenso multidisciplinare europeo pubblicata nel 2014 (HANDGUIDE) raccomanda invece il blocco della MCF in posizione neutra a 0° [45].
Tarbhai et al. (2012), confrontando il blocco della MCF con l’immobilizzazione dell’articolazione interfalangea distale in 30 soggetti, hanno riportato esiti migliori e una maggiore durata di utilizzo con il tutore di blocco della MCF [46]. Teo et al. (2019), su 35 pazienti, hanno invece documentato una maggiore efficacia del blocco dell’interfalangea prossimale rispetto al blocco della MCF nella riduzione del dolore e nel miglioramento funzionale, con utilizzo continuativo per oltre 8 settimane [47].
Per quanto riguarda la durata del trattamento, una revisione sistematica di Lunsford et al. (2019) suggerisce una durata media di utilizzo dell’ortesi compresa tra 6 e 10 settimane [48]. Per il pollice, il blocco dell’articolazione interfalangea viene generalmente mantenuto per 3-12 settimane, in funzione della gravità clinica [37].
Il confronto tra le diverse modalità di blocco articolare non ha ancora prodotto un consenso definitivo in letteratura circa la superiorità di un’opzione rispetto alle altre; la scelta, nella pratica clinica, tiene conto della tollerabilità individuale, dell’impatto estetico e funzionale, e della durata prevista del trattamento.
6.4 Terapia con onde d’urto extracorporee (ESWT)
La terapia con onde d’urto extracorporee (ESWT) si basa sulla generazione di onde di pressione che agiscono sul tessuto bersaglio nell’arco di pochi nanosecondi. L’efficacia di questa metodica è stata documentata in diverse tendinopatie, quali la tendinopatia calcifica di spalla, l’epicondilite laterale, la tendinopatia rotulea e degli hamstring, e la fascite plantare [49]. Il meccanismo d’azione non è ancora completamente chiarito, ma le ipotesi correnti includono la stimolazione diretta dei processi di riparazione tissutale, la neovascolarizzazione dei tessuti molli, il riassorbimento di eventuali depositi calcifici e una modulazione neurale dei nocicettori locali [49].
Una revisione sistematica di Ferrara et al. (2020), incentrata sulle terapie fisiche più comunemente impiegate per le tendinopatie di polso e mano, ha identificato l’ESWT come la metodica più utilizzata nei pazienti con dito a scatto [50]. Uno studio randomizzato controllato di Chen et al. (2021), condotto su pazienti con dito a scatto di grado II secondo la classificazione di Quinnell, ha documentato un effetto dose-dipendente dell’ESWT sia sulla riduzione del dolore sia sul miglioramento funzionale (misurato con QuickDASH): il gruppo trattato con densità di flusso energetico più elevata (0,01 mJ/mm², 5,8 bar, 1500 impulsi, una seduta a settimana per 4 settimane) ha mostrato miglioramenti superiori rispetto al gruppo trattato con energia più bassa e al gruppo sottoposto a terapia sham [51].
Yildirim et al. (2016), confrontando ESWT e infiltrazione corticosteroidea in uno studio randomizzato su 40 pazienti con dito a scatto attivamente riducibile, non hanno riscontrato differenze significative tra i due gruppi in termini di tasso di guarigione, dolore e stato funzionale, definendo l’ESWT un’opzione non invasiva efficace, in particolare per i pazienti che desiderano evitare l’infiltrazione [52].
Dal punto di vista pratico, un’efficacia maggiore dell’ESWT sembra osservarsi nei pazienti con reperti ecografici di tendinosi dei tendini flessori piuttosto che in quelli con versamento e ipertrofia della componente sinoviale (tenosinovite): la tendinopatia, più che la patologia sinoviale, rappresenta l’indicazione più adeguata a questo trattamento. L’esame ecografico consente pertanto di focalizzare accuratamente il trattamento sul segmento tendineo degenerato, tipicamente localizzato al di sotto del complesso A1-A2 [53].
6.5 Altri agenti biofisici
L’applicazione locale di calore può contribuire a migliorare l’elasticità e l’estensibilità del tendine e della puleggia ispessiti. Le modalità di calore superficiale (profondità 2-3 cm) includono impacchi caldi, paraffina e cere terapeutiche; le modalità di calore profondo (fino a 5 cm) comprendono ultrasuonoterapia e diatermia [54]. Per l’ultrasuonoterapia è stata proposta, come parametro tecnico, una modalità pulsata a 1 W/cm² applicata sui tendini flessori [55].
Nella fase acuta di tenosinovite, l’applicazione di ghiaccio sul dito interessato per 10-15 minuti, 2-4 volte al giorno, può contribuire alla riduzione della componente infiammatoria locale. Il bagno di contrasto, con alternanza di temperature calde e fredde (30 secondi ciascuna, per 4 minuti complessivi, 3-4 volte al giorno), agisce mediante l’alternanza di vasocostrizione e vasodilatazione, favorendo il drenaggio dell’edema interstiziale e la riduzione di rigidità e dolore [55].
6.6 Terapia farmacologica
L’impiego di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per via sistemica è diffuso nella gestione iniziale dei casi lievi-moderati, sebbene non esistano raccomandazioni internazionali specifiche a supporto di questo utilizzo. Quando prescritti, la durata dovrebbe essere limitata a 2-4 settimane, in considerazione dei noti rischi gastrointestinali e cardiovascolari associati all’uso prolungato. La prescrizione e la gestione della terapia farmacologica restano di competenza medica.
7. Trattamenti interventistici
Sebbene l’ambito interventistico non rientri nelle competenze del fisioterapista, la conoscenza di queste opzioni è utile per una corretta gestione del percorso clinico complessivo e per il counseling del paziente, in un’ottica di collaborazione con il medico di riferimento (medico di medicina generale, fisiatra, chirurgo della mano).
7.1 Infiltrazione corticosteroidea
L’infiltrazione corticosteroidea è generalmente indicata quando la sintomatologia non si risolve dopo 4-6 settimane di trattamento conservativo. Rispetto al placebo (soluzione fisiologica), il corticosteroide (triamcinolone acetonide) ha dimostrato una superiorità significativa in uno studio randomizzato controllato in doppio cieco [56]. Il meccanismo d’azione ipotizzato consiste nella riduzione dell’edema dei tessuti molli, che consente ai tendini flessori di riacquistare un movimento libero.
Uno studio randomizzato controllato su 72 pazienti ha documentato una maggiore efficacia del triamcinolone rispetto al desametasone a 6 settimane, differenza che si annulla tuttavia a 3 mesi [57]. Nei pazienti diabetici occorre prestare attenzione al possibile innalzamento transitorio, ma significativo, della glicemia dopo l’infiltrazione. Tra le possibili complicanze dell’infiltrazione “alla cieca” (senza guida ecografica) sono descritte l’atrofia del tessuto sottocutaneo, l’ecchimosi, l’ipopigmentazione cutanea e, più raramente, la rottura tendinea o della puleggia, in particolare dopo infiltrazioni ripetute, e le infezioni profonde [1,58,59].
Alcuni studi hanno confrontato l’infiltrazione con acido ialuronico a basso peso molecolare rispetto al corticosteroide, documentando esiti sovrapponibili a 6 mesi di follow-up, pur con una risposta più rapida nel breve termine a favore del corticosteroide [60,61]. Analoghi risultati sono stati osservati nel confronto tra triamcinolone e diclofenac sodico [62]: il vantaggio principale del corticosteroide rispetto alle altre opzioni farmacologiche per infiltrazione sembra riguardare la rapidità d’azione piuttosto che l’esito clinico e funzionale nel lungo termine.
7.2 Guida ecografica nelle procedure infiltrative
L’infiltrazione può essere eseguita “alla cieca”, sulla base di reperi anatomici palpatori, oppure sotto guida ecografica, che consente di individuare uno specifico bersaglio anatomico (guaina sinoviale, interno o perimetro della puleggia). Uno studio cadaverico di Lee et al. (2011) ha documentato, mediante iniezione di colorante, un tasso di corretta localizzazione all’interno della guaina sinoviale del 70% con guida ecografica rispetto al 15% con tecnica alla cieca; il colorante è stato rilevato all’interno del tessuto tendineo (esito non ottimale) nel 30% delle iniezioni alla cieca e nello 0% di quelle ecoguidate [63].
Uno studio prospettico di Tunçez et al. (2023), condotto su 66 pazienti, ha documentato con la guida ecografica un tempo di recupero più rapido, un più rapido ritorno al lavoro e minori tassi di reiniezione rispetto alla tecnica alla cieca, sebbene gli esiti a lungo termine (12-24 settimane) risultassero sovrapponibili tra le due tecniche [68].
7.3 Rilascio percutaneo ecoguidato della puleggia
Il rilascio percutaneo della puleggia patologica, descritto per la prima volta nel 1958 sulla base di reperi anatomici clinici, è oggi eseguito sempre più spesso sotto guida ecografica, con l’obiettivo di ridurre il rischio di lesioni iatrogene a carico di tendini flessori, pulegge adiacenti e strutture neurovascolari interdigitali [70]. Una revisione sistematica e metanalisi di Zhao et al. (2014), su 34 studi e 2114 procedure, ha riportato un tasso di successo complessivo del 94%, con un tasso significativamente più elevato nelle procedure eseguite sotto guida ecografica rispetto a quelle senza guida sonografica [71]. Una successiva revisione sistematica di Nakagawa et al. (2023), su 17 studi e 749 procedure, ha riportato un tasso di successo del 97%, con complicanze minori (23 casi complessivi: ematoma, dolore persistente, ipoestesia transitoria) e nessuna complicanza maggiore riportata [72].
7.4 Trattamento chirurgico
Il trattamento chirurgico, mediante release aperto o endoscopico della puleggia A1, è generalmente riservato ai casi che non rispondono al trattamento conservativo e interventistico non chirurgico, oppure ai quadri clinici già in stadio avanzato (grado 4 secondo Quinnell-Green, con blocco fisso non riducibile). La decisione riguardo all’indicazione chirurgica e la sua esecuzione competono allo specialista chirurgo della mano.
8. Percorso clinico integrato
Sulla base delle evidenze disponibili, la gestione del dito a scatto può essere concettualizzata come un percorso progressivo, che integra strumenti diagnostici (esame clinico e valutazione ecografica) e opzioni terapeutiche di crescente invasività:
- Fase iniziale: modifica delle attività, educazione del paziente, eventuale terapia farmacologica sistemica a breve termine, valutazione fisioterapica con impostazione di un programma di esercizio terapeutico (tendon gliding, place and hold) e terapia manuale.
- Fase intermedia: prescrizione di ortesi di blocco articolare selettivo, da mantenere per 6-10 settimane circa, eventualmente associata a terapie fisiche strumentali (ESWT, termoterapia, ultrasuonoterapia) selezionate sulla base del reperto ecografico prevalente (tendinosi vs tenosinovite).
- Fase avanzata: in caso di persistenza della sintomatologia dopo 4-6 settimane di trattamento conservativo ben condotto, valutazione medica per eventuale infiltrazione corticosteroidea, preferibilmente sotto guida ecografica.
- Fase interventistica/chirurgica: nei casi refrattari o negli stadi clinici avanzati, valutazione per rilascio percutaneo ecoguidato o release chirurgico, di competenza specialistica.
L’integrazione tra esame ecografico e valutazione clinico-funzionale consente di orientare in modo più mirato la scelta terapeutica: ad esempio, un reperto di tenosinovite ipertrofica con marcata componente infiammatoria può indirizzare verso un’infiltrazione corticosteroidea mirata alla guaina sinoviale, mentre un quadro di tendinosi con impingement meccanico prevalente, in assenza di significativa componente infiammatoria, può orientare verso una combinazione di ortesi di blocco articolare ed ESWT.
9. Prognosi e recidiva
Il decorso naturale del dito a scatto è variabile. Studi retrospettivi su popolazione pediatrica hanno documentato tassi di risoluzione completa con il solo trattamento conservativo attorno al 30%, con circa il 75% dei casi con risoluzione entro 6 mesi e l’89% entro 12 mesi tra i pazienti che rispondono al trattamento non chirurgico. In una revisione sistematica su 118 dita a scatto, il tasso di risoluzione con trattamento non chirurgico (infiltrazione o ortesi) è stato del 57,8%, contro tassi più elevati con il trattamento chirurgico.
Va sottolineato che esiste evidenza di un aumento del rischio di sintomatologia persistente o ricorrente a 6 mesi dopo infiltrazione corticosteroidea isolata, mentre l’evidenza a supporto dello splinting e delle altre modalità non chirurgiche, pur presente, viene generalmente classificata come di livello più debole in termini di forza metodologica complessiva, sebbene i singoli studi disponibili mostrino risultati favorevoli.
Nei pazienti con diabete mellito, il tasso di recidiva dopo trattamento conservativo e dopo infiltrazione corticosteroidea risulta generalmente più elevato rispetto alla popolazione non diabetica, e il controllo glicemico è stato indicato come possibile fattore associato all’esito del trattamento infiltrativo. Questo dato supporta l’opportunità, in questa popolazione, di un percorso conservativo strutturato e di un monitoraggio più ravvicinato, in collaborazione con il medico curante.
Nella popolazione pediatrica, come già indicato, il decorso è spesso più favorevole rispetto alla forma dell’adulto, con una quota rilevante di risoluzione spontanea o dopo trattamento conservativo entro il primo anno; i casi bilaterali e i quadri clinici già severi alla presentazione iniziale rappresentano invece fattori associati a un esito meno favorevole.
10. Considerazioni conclusive
Il dito a scatto è una condizione frequente nella pratica clinica ambulatoriale, con un impatto significativo sulla funzionalità della mano nelle attività quotidiane e lavorative. L’inquadramento diagnostico si basa su anamnesi, esame obiettivo e, in misura crescente, sulla valutazione ecografica, che consente di caratterizzare con maggiore precisione la componente prevalente (tendinosi, tenosinovite, ispessimento della puleggia) e di orientare la scelta terapeutica.
Il trattamento conservativo, comprendente modifica delle attività, terapia manuale, esercizio terapeutico specifico, ortesi di blocco articolare selettivo ed eventuale terapia fisica strumentale (ESWT in particolare), rappresenta l’approccio di prima linea nei quadri lievi-moderati, con un ruolo prognostico rilevante soprattutto nella prevenzione delle recidive. Nei casi che non rispondono al trattamento conservativo, le opzioni interventistiche (infiltrazione corticosteroidea, rilascio percutaneo ecoguidato) e, infine, il trattamento chirurgico, costituiscono le tappe successive del percorso di cura, sempre nell’ambito di una gestione multidisciplinare tra fisioterapista, medico di medicina generale e specialista della mano.
La formazione in terapia manuale ortopedica (OMPT) fornisce strumenti utili per la valutazione differenziale della sintomatologia della mano, la distinzione tra componente articolare, tendinea e capsulare del quadro clinico, e l’impostazione di un programma di esercizio terapeutico e mobilizzazione manuale coerente con i principi del ragionamento clinico basato sull’evidenza. In questo contesto, il fisioterapista può inoltre svolgere un ruolo attivo nel monitoraggio dell’evoluzione clinica nel tempo, mediante l’utilizzo sistematico delle scale funzionali descritte in precedenza, e nel coordinamento con il medico di riferimento per l’eventuale indicazione a trattamenti infiltrativi o chirurgici, quando il quadro clinico non risponda in modo soddisfacente al percorso conservativo.
Bibliografia
- Ryzewicz M, Wolf JM. Trigger digits: principles, management, and complications. J Hand Surg Am. 2006;31:135-146.
- Lin GT, Amadio PC, An KN, Cooney WP. Functional anatomy of the human digital flexor pulley system. J Hand Surg Am. 1989;14:949-956.
- Makkouk AH, Oetgen ME, Swigart CR, Dodds SD. Trigger finger: etiology, evaluation, and treatment. Curr Rev Musculoskelet Med. 2008;1:92-96.
- Moore JS. Flexor tendon entrapment of the digits (trigger finger and trigger thumb). J Occup Environ Med. 2000;42:526-545.
- Lundin AC, Aspenberg P, Eliasson P. Trigger finger, tendinosis, and intratendinous gene expression. Scand J Med Sci Sports. 2014;24:363-368.
- Hueston JT, Wilson WF. The aetiology of trigger finger explained on the basis of intratendinous architecture. Hand. 1972;4:257-260.
- Ochiai N, Matsui T, Miyaji N, Merklin RJ, Hunter JM. Vascular anatomy of flexor tendons. I. Vincular system and blood supply of the profundus tendon in the digital sheath. J Hand Surg Am. 1979;4:321-330.
- Drossos K, Remmelink M, Nagy N, de Maertelaer V, Pasteels JL, Schuind F. Correlations between clinical presentations of adult trigger digits and histologic aspects of the A1 pulley. J Hand Surg Am. 2009;34:1429-1435.
- Ellis FD, Seiler JG 3rd, Sewell CW. The second annular pulley: a histologic examination. J Hand Surg Am. 1995;20:632-635.
- Katzman BM, Klein DM, Garven TC, Caligiuri DA, Kung J, Collins ED. Anatomy and histology of the A5 pulley. J Hand Surg Am. 1998;23:653-657.
- Mezian K, Ricci V, Jačisko J, Sobotová K, Angerová Y, Naňka O, Özçakar L. Ultrasound imaging and guidance in common wrist/hand pathologies. Am J Phys Med Rehabil. 2021;100:599-609.
- Mezian K, Ricci V, Güvener O, et al. EURO-MUSCULUS/USPRM dynamic ultrasound protocols for wrist and hand. Am J Phys Med Rehabil. 2022;101:e132-e138.
- Abdulsalam AJ, Mezian K, Ricci V, Özçakar L. Injecting the trigger finger: target (with ultrasound), then shoot! J Prim Care Community Health. 2021;12:21501327211000237.
- Abdulsalam AJ, Mezian K, Ricci V, et al. Interdigital approach to trigger finger injection using ultrasound guidance. Pain Med. 2019;20:2607-2610.
- Quinnell RC. Conservative management of trigger finger. Practitioner. 1980;224(1340):187-190.
- Atthakomol P, Tongsu R, Ngamsuprom K, Wangtrakunchai V, Phinyo P, Manosroi W. Minimal clinically important difference of the Michigan Hand Outcomes Questionnaire score and the pain visual analogue scale in conservative treatment of trigger finger. J Hand Surg Eur Vol. 2023.
- Mathiowetz V. Effects of three trials on grip and pinch strength measurements. J Hand Ther. 1990;3(4):195-198.
- Yancosek KE, Howell D. A narrative review of dexterity assessments. J Hand Ther. 2009;22:258-269.
- Langer D, Maeir A, Michailevich M, Luria S. Evaluating hand function in clients with trigger finger. Occup Ther Int. 2017;2017:9539206.
- Gummesson C, Atroshi I, Ekdahl C. The disabilities of the arm, shoulder and hand (DASH) outcome questionnaire: longitudinal construct validity and measuring self-rated health change after surgery. BMC Musculoskelet Disord. 2003;4:11.
- Langer D, Luria S, Bar-Haim Erez A, Michailevich M, Rogev N, Maeir A. Stenosing flexor tenosynovitis: validity of standard assessment tools of daily functioning and quality of life. J Hand Ther. 2015;28:384-388.
- Langer D, Maeir A, Michailevich M, Applebaum Y, Luria S. Using the international classification of functioning to examine the impact of trigger finger. Disabil Rehabil. 2016;38:2530-2537.
- Bianchi S, Gitto S, Draghi F. Ultrasound features of trigger finger: review of the literature. J Ultrasound Med. 2019;38:3141-3154.
- Guerini H, Pessis E, Theumann N, et al. Sonographic appearance of trigger fingers. J Ultrasound Med. 2008;27:1407-1413.
- Fodor D, Rodriguez-Garcia SC, Cantisani V, et al. The EFSUMB guidelines and recommendations for musculoskeletal ultrasound – part I: extraarticular pathologies. Ultraschall Med. 2022;43(1):34-57.
- Spirig A, Juon B, Banz Y, Rieben R, Vögelin E. Correlation between sonographic and in vivo measurement of A1 pulleys in trigger fingers. Ultrasound Med Biol. 2016;42:1482-1490.
- Ricci V, Tamborrini G, Zunica F, et al. High-resolution ultrasound imaging of elementary lesions in dactylitis. J Ultrasound. 2023.
- Sato J, Ishii Y, Noguchi H, Takeda M. Sonographic appearance of the flexor tendon, volar plate, and A1 pulley with respect to the severity of trigger finger. J Hand Surg Am. 2012;37:2012-2020.
- Serafini G, Derchi LE, Quadri P, et al. High resolution sonography of the flexor tendons in trigger fingers. J Ultrasound Med. 1996;15:213-219.
- Ricci V, Soylu AR, Özçakar L. Artifacts and artistic facts: a visual simulation for ultrasound training. Am J Phys Med Rehabil. 2019;98:521-525.
- Gruber H, Peer S, Loizides A. The dark tendon sign (DTS): a sonographic indicator for idiopathic trigger finger. Ultrasound Med Biol. 2011;37:688-692.
- Kim HR, Lee SH. Ultrasonographic assessment of clinically diagnosed trigger fingers. Rheumatol Int. 2010;30:1455-1458.
- Ricci V, Abdulsalam AJ, Özçakar L. Ultrasound imaging for dummies: getting oriented among the planes. J Rehabil Med. 2019;51:624-625.
- Ricci V, Ricci C, Tamborrini G, et al. From histology to sonography in synovitis: EURO-MUSCULUS/USPRM approach. Pathol Res Pract. 2023;241:154273.
- Breidahl WH, Stafford Johnson DB, Newman JS, Adler RS. Power Doppler sonography in tenosynovitis: significance of the peritendinous hypoechoic rim. J Ultrasound Med. 1998;17:103-107.
- Lee SA, Kim BH, Kim SJ, Kim JN, Park SY, Choi K. Current status of ultrasonography of the finger. Ultrasonography. 2016;35:110-123.
- Roslyn B, Evans JM, Hunter WE, Burkhalter W. Conservative management of the trigger finger: a new approach. J Hand Ther. 1988;1(2):59-68.
- Wehbé MA. Tendon gliding exercises. Am J Occup Ther. 1987;41:164-167.
- Peters SE, Jha B, Ross M. Rehabilitation following surgery for flexor tendon injuries of the hand. Cochrane Database Syst Rev. 2021;1:CD012479.
- Salim N, Abdullah S, Sapuan J, Haflah NH. Outcome of corticosteroid injection versus physiotherapy in the treatment of mild trigger fingers. J Hand Surg Eur Vol. 2012;37:27-34.
- Jung HJ, Lee JS, Song KS, Yang JJ. Conservative treatment of pediatric trigger thumb: follow-up for over 4 years. J Hand Surg Eur Vol. 2012;37(3):220-224.
- Iordache SD, Rutenberg TF, Pizem Y, Ravid A, Firsteter O. Traditional physiotherapy vs. fascial manipulation for the treatment of trigger finger: a randomized pilot study. Isr Med Assoc J. 2023;25(4):286-291.
- Leong L, Chai SC, Howell JW, Hirth MJ. Orthotic intervention options to non-surgically manage adult and pediatric trigger finger: a systematic review. J Hand Ther. 2023;36:302-315.
- Colbourn J, Heath N, Manary S, Pacifico D. Effectiveness of splinting for the treatment of trigger finger. J Hand Ther. 2008;21:336-343.
- Huisstede BM, Hoogvliet P, Coert JH, Fridén J; European HANDGUIDE Group. Multidisciplinary consensus guideline for managing trigger finger: results from the European HANDGUIDE study. Phys Ther. 2014;94:1421-1433.
- Tarbhai K, Hannah S, von Schroeder HP. Trigger finger treatment: a comparison of 2 splint designs. J Hand Surg Am. 2012;37(e1):243-249.
- Teo SH, Ng DCL, Wong YKY. Effectiveness of proximal interphalangeal joint-blocking orthosis vs metacarpophalangeal joint-blocking orthosis in trigger digit management: a randomized clinical trial. J Hand Ther. 2019;32:444-451.
- Lunsford D, Valdes K, Hengy S. Conservative management of trigger finger: a systematic review. J Hand Ther. 2019;32:212-221.
- Tenforde AS, Borgstrom HE, DeLuca S, et al. Best practices for extracorporeal shockwave therapy in musculoskeletal medicine: clinical application and training consideration. PM R. 2022;14:611-619.
- Ferrara PE, Codazza S, Cerulli S, Maccauro G, Ferriero G, Ronconi G. Physical modalities for the conservative treatment of wrist and hand’s tenosynovitis: a systematic review. Semin Arthritis Rheum. 2020;50:1280-1290.
- Chen YP, Lin CY, Kuo YJ, Lee OK. Extracorporeal shockwave therapy in the treatment of trigger finger: a randomized controlled study. Arch Phys Med Rehabil. 2021;102:2083-2090.
- Yildirim P, Gultekin A, Yildirim A, Karahan AY, Tok F. Extracorporeal shock wave therapy versus corticosteroid injection in the treatment of trigger finger: a randomized controlled study. J Hand Surg Eur Vol. 2016;41:977-983.
- Ricci V, Özçakar L. Life after ultrasound: are we speaking the same (or a new) language in physical and rehabilitation medicine? J Rehabil Med. 2019;51:234-235.
- Ferrara PE, Codazza S, Maccauro G, Zirio G, Ferriero G, Ronconi G. Physical therapies for the conservative treatment of the trigger finger: a narrative review. Orthop Rev (Pavia). 2020;12(Suppl 1):8680.
- Sahoo AC, Soumyashree S, Mahapatra C. The role of physiotherapy in the treatment of chronic trigger finger — a case report. Bull Fac Phys Ther. 2023;28:27.
- Peters-Veluthamaningal C, Winters JC, Groenier KH, Jong BM. Corticosteroid injections effective for trigger finger in adults in general practice: a double-blinded randomised placebo controlled trial. Ann Rheum Dis. 2008;67:1262-1266.
- Ring D, Lozano-Calderón S, Shin R, Bastian P, Mudgal C, Jupiter J. A prospective randomized controlled trial of injection of dexamethasone versus triamcinolone for idiopathic trigger finger. J Hand Surg Am. 2008;33:516-522.
- Fitzgerald BT, Hofmeister EP, Fan RA, Thompson MA. Delayed flexor digitorum superficialis and profundus ruptures in a trigger finger after a steroid injection: a case report. J Hand Surg Am. 2005;30:479-482.
- Gyuricza C, Umoh E, Wolfe SW. Multiple pulley rupture following corticosteroid injection for trigger digit: case report. J Hand Surg Am. 2009;34:1444-1448.
- Kanchanathepsak T, Pichyangkul P, Suppaphol S, Watcharananan I, Tuntiyatorn P, Tawonsawatruk T. Efficacy comparison of hyaluronic acid and corticosteroid injection in treatment of trigger digits: a randomized controlled trial. J Hand Surg Asian Pac Vol. 2020;25:76-81.
- Liu DH, Tsai MW, Lin SH, et al. Ultrasound-guided hyaluronic acid injections for trigger finger: a double-blinded, randomized controlled trial. Arch Phys Med Rehabil. 2015;96:2120-2127.
- Shakeel H, Ahmad TS. Steroid injection versus NSAID injection for trigger finger: a comparative study of early outcomes. J Hand Surg Am. 2012;37:1319-1323.
- Lee DH, Han SB, Park JW, Lee SH, Kim KW, Jeong WK. Sonographically guided tendon sheath injections are more accurate than blind injections: implications for trigger finger treatment. J Ultrasound Med. 2011;30:197-203.
- Bodor M, Flossman T. Ultrasound-guided first annular pulley injection for trigger finger. J Ultrasound Med. 2009;28:737-743.
- Ricci V, Chang KV, Farì G, Özçakar L. Imaging, guidance and follow-up for recalcitrant trigger finger: physiatrists’ greed for ultrasonography. Am J Phys Med Rehabil. 2023.
- Mardani-Kivi M, Karimi-Mobarakeh M, Babaei Jandaghi A, et al. Intra-sheath versus extra-sheath ultrasound guided corticosteroid injection for trigger finger: a triple blinded randomized clinical trial. Phys Sportsmed. 2018;46:93-97.
- Taras JS, Raphael JS, Pan WT, Movagharnia F, Sotereanos DG. Corticosteroid injections for trigger digits: is intrasheath injection necessary? J Hand Surg Am. 1998;23:717-722.
- Tunçez M, Turan K, Aydın ÖD, Çetin Tunçez H. Ultrasound guided versus blinded injection in trigger finger treatment: a prospective controlled study. J Orthop Surg Res. 2023;18:459.
- Ricci V, Özçakar L. Ultrasonographic examination: the x-factor in physiatry. Am J Phys Med Rehabil. 2020;99(11):e131-e132.
- Lorthioir J Jr. Surgical treatment of trigger-finger by a subcutaneous method. J Bone Joint Surg Am. 1958;40-A(4):793-795.
- Zhao JG, Kan SL, Zhao L, et al. Percutaneous first annular pulley release for trigger digits: a systematic review and meta-analysis of current evidence. J Hand Surg Am. 2014;39:2192-2202.
- Nakagawa H, Redmond T, Colberg R, Latzka E, White MS, Bowers RL, Sussman WI. Ultrasound-guided A1 pulley release: a systematic review. J Ultrasound Med. 2023.
- Donati D, Ricci V, Boccolari P, et al. From diagnosis to rehabilitation of trigger finger: a narrative review. BMC Musculoskelet Disord. 2024;25:1061.
- Villarreal Acha J, et al. Clinical review of trigger finger in pediatric and adult patients: evaluation and management strategies. Cureus. 2025;17(8):e91203.
- Womack MJ, et al. Effectiveness of nonsurgical management of trigger finger: a systematic review. Hand (N Y). (dati citati in Villarreal Acha et al., 2025)